La Storia
Mi chiamo Paolo Fabrizi. Non sono un medico. Non sono uno scienziato. Sono una persona come tante, ma con una storia che mi ha attraversato l’anima e trasformato per sempre.
Quando a mio padre venne diagnosticato un tumore considerato “senza speranza”, il tempo si fermò. Nessuno è mai pronto a sentirsi dire che non c’è più nulla da fare. È come ricevere un verdetto, una condanna silenziosa che ti svuota dentro. La verità è che nulla è mai scritto fino in fondo:
la vita lascia sempre un margine bianco in cui può nascere un nuovo inizio.
La storia di mio padre dimostra che, anche nelle situazioni più difficili, esiste sempre un'alternativa.
Abbiamo iniziato a studiare. A leggere. A cercare. Non per ribellarci alla medicina, ma perché volevamo capire. Volevamo sapere se davvero non esistesse nulla da fare.
In quelle settimane ho scoperto un mondo che non conoscevo.
Ho incontrato la storia di Padre Romano Zago e del suo preparato a base di aloe arborescens.
Ho letto le ricerche del professor Franco Berrino sul legame tra alimentazione e tumore.
Ma la vera scoperta non è stata una pianta.
Non è stata una dieta.
Non è stato un rimedio.
È stato un cambio di prospettiva.
Abbiamo smesso di chiederci:
“Chi ci salverà?” E abbiamo iniziato a chiederci: “Cosa possiamo fare noi?”
Abbiamo cambiato alimentazione.
Abbiamo rivisto le abitudini.
Abbiamo introdotto il preparato di aloe.
Abbiamo camminato di più.
Abbiamo parlato di più.
Abbiamo vissuto in modo più consapevole.
E qualcosa è cambiato. Non solo nei valori clinici. Non solo nel corpo.
È cambiato il nostro modo di stare dentro quella esperienza.
La malattia non era più soltanto un nemico da combattere.
E' un messaggio da comprendere. Un terreno da trasformare.
In quei mesi ho visto mio padre tornare presente. Più attento. Più determinato. Più vivo.
E io, insieme a lui, ho iniziato un percorso che non si è più fermato.

Da quella esperienza è nato il libro
Rinato per la Terza Volta.
Con il tempo ho capito che non era solo una storia da raccontare.
Era un metodo da strutturare.
Così è nato il Metodo Rinato.
Un percorso che unisce Mente, Corpo e Spirito.
Che integra conoscenza scientifica, esperienza diretta e responsabilità personale.
Che non promette miracoli.
Ma propone una direzione.
Perché la guarigione non inizia quando trovi una soluzione esterna.
Inizia quando scegli di non essere più spettatore.
Inizia quando torni protagonista della tua vita.


Ricerca scientifica
Nel 2011 a mio padre venne diagnosticato un carcinoma epatocellulare multifocale, con una lesione principale al fegato di circa 9,5 cm di diametro, in un quadro clinico già compromesso.
La prognosi iniziale non prevedeva interventi chirurgici né chemioterapia, a causa delle condizioni generali e dei rischi elevati.
Nei mesi successivi, dopo un cambiamento significativo dello stile di vita, dell’alimentazione e l’introduzione di un preparato a base di aloe arborescens, il quadro clinico mostrò una riduzione importante della massa tumorale.
L’evoluzione del caso è stata successivamente descritta in una pubblicazione scientifica come possibile caso di “regressione spontanea”.
Pubblicazione scientifica
Il caso è stato documentato nella rivista internazionale:
Digestive and Liver Disease
Titolo dell’articolo:
A case of hepatocellular carcinoma: spontaneous regression?
A case of hepatocellular carcinoma: spontaneous regression?
Autori: Francesca Chiesara, Annalisa Spagnolo, Maurizio Koch, Alessandra Moretti
Anno: 2014
DOI: 10.1016/j.dld.2014.02.007
Indicizzato su PubMed – National Library of Medicine
Anno: 2014
DOI: 10.1016/j.dld.2014.02.007
Indicizzato su PubMed – National Library of Medicine
Cosa significa “regressione spontanea”?
In letteratura medica, il termine “regressione spontanea” viene utilizzato quando si osserva una riduzione significativa o la scomparsa di una neoplasia in assenza di trattamenti convenzionali ritenuti curativi, oppure quando il meccanismo alla base dell’evoluzione non è pienamente spiegabile secondo i modelli clinici standard.
È un termine che indica un fenomeno osservato ma non completamente compreso.
È un termine che indica un fenomeno osservato ma non completamente compreso.
Rappresenta la registrazione di un evento medico anomalo, riconosciuto e pubblicato in ambito scientifico.
Il Metodo Rinato nasce anche dalla riflessione su questa esperienza:
sull’importanza del terreno biologico, dello stile di vita, della responsabilità personale e dell’integrazione tra dimensione fisica, mentale e spirituale.
sull’importanza del terreno biologico, dello stile di vita, della responsabilità personale e dell’integrazione tra dimensione fisica, mentale e spirituale.
Quando le telecamere entrano nella tua storia
A volte non scegliamo di esporci per parlare al mondo.
Lo facciamo per parlare a una sola persona.
Lo facciamo per parlare a una sola persona.
Mentre ero a una conferenza sull’alimentazione, incontrai la redazione de Le Iene.
Stavano raccogliendo testimonianze per un servizio sul rapporto tra alimentazione e tumori.
Non era qualcosa che avevo programmato.
Non era un obiettivo.
È successo.
Non era un obiettivo.
È successo.
Mi fecero alcune domande.
Ascoltarono la mia storia.
E pochi giorni dopo mi proposero di raccontarla davanti alle telecamere.
Ascoltarono la mia storia.
E pochi giorni dopo mi proposero di raccontarla davanti alle telecamere.
Non sono mai stato avverso all’esposizione pubblica.
Non mi spaventano le telecamere.
Non mi spaventano le telecamere.
Ma in quel periodo non era questo il punto.
Era il 2014.
La malattia aveva già lasciato il segno.
E io avevo iniziato a percepire qualcosa che mi inquietava più della diagnosi stessa:
mio padre stava iniziando a mollare.
La malattia aveva già lasciato il segno.
E io avevo iniziato a percepire qualcosa che mi inquietava più della diagnosi stessa:
mio padre stava iniziando a mollare.
Non nel corpo.
Nello spirito.
Nello spirito.
E quando si affronta una malattia così importante, non possiamo permettercelo.
Ho accettato quell’intervista per un motivo preciso.
Non per dimostrare.
Non per provocare.
Non per schierarmi contro qualcuno.
Non per dimostrare.
Non per provocare.
Non per schierarmi contro qualcuno.
L’ho fatto per creare uno stimolo.
Per generare movimento.
Per riaccendere in lui quella determinazione che fino a quel momento lo aveva sostenuto.
Per generare movimento.
Per riaccendere in lui quella determinazione che fino a quel momento lo aveva sostenuto.
Davanti alle telecamere sono stato impacciato, sì.
Non perché non avessi nulla da dire.
Ma perché cercavo di condensare mesi di studio, paura, tentativi e speranza in pochi minuti.
Non perché non avessi nulla da dire.
Ma perché cercavo di condensare mesi di studio, paura, tentativi e speranza in pochi minuti.
È difficile spiegare in televisione ciò che nasce dall’urgenza di non arrendersi.
Nel servizio si parlava di alimentazione e tumore.
Ma mentre rispondevo alle domande, dentro di me c’era un solo pensiero:
Ma mentre rispondevo alle domande, dentro di me c’era un solo pensiero:
che mio padre vedesse quell’intervista.
Che si riconoscesse in quella forza.
Che sentisse che non era solo.
Che capisse che non avevamo finito.
Che sentisse che non era solo.
Che capisse che non avevamo finito.
Dopo la messa in onda arrivarono opinioni, critiche, discussioni.
È normale.
Quando si tocca il tema del tumore si entra in un territorio fragile.
È normale.
Quando si tocca il tema del tumore si entra in un territorio fragile.
Ma per me quella non fu un’apparizione televisiva.
Fu un gesto.
Fu un gesto.
Un tentativo di riaccendere una scintilla.
Perché la vera battaglia non è contro la malattia.
È contro la rassegnazione.
È contro la rassegnazione.
E quella, non possiamo permettercela.
Quell’intervista non ha cambiato la medicina.
Non ha acceso rivoluzioni.
Non ha acceso rivoluzioni.
Ma ha cambiato me.
Mi ha fatto capire che ciò che stavamo vivendo non poteva restare solo un’esperienza privata.
Che il dolore e la paura, se attraversate fino in fondo, possono diventare direzione.
Che il dolore e la paura, se attraversate fino in fondo, possono diventare direzione.
È in quel momento che ho compreso qualcosa che allora non sapevo ancora nominare:
non stavo solo cercando di aiutare mio padre.
non stavo solo cercando di aiutare mio padre.
Stavo iniziando a costruire un metodo.
Un modo diverso di stare dentro la malattia.
Un modo diverso di sostenere il corpo, la mente, lo spirito.
Un modo diverso di sostenere il corpo, la mente, lo spirito.
Il Metodo Rinato nasce da quella esperienza vissuta fino in fondo.
In quel punto invisibile dove il dolore smette di essere solo sofferenza e diventa direzione.
Dall’impossibilità di accettare la rassegnazione.
Dalla scelta di creare condizioni migliori, anche quando tutto sembra già scritto.
Dalla scelta di creare condizioni migliori, anche quando tutto sembra già scritto.
E forse, senza quelle telecamere,
senza quel bisogno di riaccendere una scintilla,
non avrei mai compreso che ciò che stavamo vivendo poteva diventare un cammino per altri.
senza quel bisogno di riaccendere una scintilla,
non avrei mai compreso che ciò che stavamo vivendo poteva diventare un cammino per altri.
alimentazione e tumori
servizio delle Iene, andato in onda il
16 aprile 2014